“L’albero centenario”, una poesia di Gerardo Grande

L’albero di cui in giù della sua ombra 

Il contadino stanco si sdraiava a riposar

memore di centinaia di lustri vedea lui passar.

Nelle sue fronde verdeggianti e folte venian a riparar

dozzine d’ ucelli svegli nel mezzo a ciaccolar.

Frà in su i possenti rami si odea celestial 

il cantico richiamo di un usignol cortese, 

che senza avanzar pretese è intento a concertar.

Il cacciator errante sì, fermo ad ascoltar

pregno felice il cor rinunzia a battagliar.

Con la sua superbial maestosità

infonde fiducia amor e generosità 

ai suoi frutti gli animal del bosco,

si vengono a rifocillà .

Nell’arco del suo lontan vissuto

ha visto e conosciuto, regnanti ,principi e baroni

bensì sopportar dovuto

calamità, conflitti, morti e sopraffazioni.

Come un padre buono e premuroso 

che ora come allora accoglie tutti su di se 

testimone suo malgrado ha dovuto pur vedé

madri che ancor piangono

bimbi innocenti morti che chiedono perché.

Gli animali come l’albero ci invitano ad ossequiar 

come si dovrebbe vivere senza guerreggiar.

E’ l’albero della vita che dona amore pace e libertà

e per la sua memoria storica, nessuno mai dovrà 

d’avanzar diritto di poterlo un dì capitozzà.

Gerardo Grande, febbraio 2024

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